I Sillabari: sorpresa a teatro
Amo il teatro, lo amo da sempre e quando posso me lo concedo volentieri. Di solito ogni anno riesco a vedermi diversi spettacoli di grande livello e ne faccio sempre tesoro, per le sensazioni, le riflessioni e le emozioni che mi regalano. Commedie, tragedie, teatro intimista o irriverente, non importa: è tutto sempre molto stimolante per me.
Qualche sera fa sono stata a vedere il grande Paolo Poli che – insieme ad un gruppo di giovani attori – ha recitato all’interno dell’opera “I Sillabari”, tratta dai libri di Goffredo Parise.
I Sillabari sono piccoli poemi di prosa scritti nella metà del XX secolo e ritrovano tutta la loro immediatezza in questo spettacolo insolito. La bravura di Poli è indiscussa, la forza ed il vigore della sua età matura ne fanno davvero un esempio di grande talento. Ciò non è bastato però per farmi apprezzare questo spettacolo, che si è discostato davvero troppo dai miei generi preferiti. Unica nota molto positiva l’incredibile numero di cambio di costumi, sempre particolari, nuovi ed estrosi, così come la disinvoltura di un Poli assolutamente a suo agio nell’impersonare diversi ruoli femminili.
Allora cosa non mi è piaciuto? Non mi sono piaciuti i ritmi troppo veloci, i monologhi fiume recitati con tono quasi monocorde e senza pausa alcuna e non mi ha entusiasmato l’essenza dello spettacolo, talmente surreale da risultare fastidiosa. Non discuto la bravura, quella c’era tutta, ma lo stile Sillabari di sicuro non fa per me.
febbraio 25th, 2009 at 11:22
In effetti il teatro si presta a questo tipo di considerazioni, a volte estreme per quello che concerne il gradimento. Secondo me può essere dovuto al fatto che essendo sostanzialmente un tipo di comunicazione unidirezionale, il fruitore del teatro, non godendo appieno di un atto comunicativo classico del tipo bidirezionale nel momento stesso che fruisce dello spettacolo teatrale, si sente a disagio. Per cui, il primo feedback lo rilascia sul momento avvalendosi dell’unico mezzo reso possibile dal teatro, ovvero applaudire o dissentire, e magari con i classici linguaggi non verbali della comunicazione, e poi, a freddo fa le dovute considerazioni.
Un saluto, e complimenti per l’efficacia comunicativa del tuo sito: in un mare di banalità fa piacere vedere di tanto in tanto qualcosa di interessante.
Un saluto.
Nicola Amato
marzo 1st, 2009 at 13:21
In effetti credo che per godere appieno dello spettacolo teatrale una persona debba andare a vederlo con un minimo di preparazione, esattamente come succede con i film. Tante volte nel vedere i contenuti speciali di qualche dvd (ad esempio il classico “the making of”) ho rivalutato o comunque apprezzato maggiormente un dato lungometraggio, comprendendone finalmente meglio le dinamiche, le motivazioni e le difficoltà di realizzazione. Le interviste agli attori magari mi hanno fatto cogliere meglio le loro peculiarità e la loro grandezza, mentre alcuni servizi sono riusciti ad illuminare alcuni dettagli preziosi che nella visione iniziale mi erano completamente sfuggiti. I Sillabari, al di là del fatto che appartengono ad un genere un pò estremo e possono quindi piacere o non piacere, sarebbero stati sicuramente apprezzati di più con un minimo di preparazione alla loro visione, magari una descrizione della realtà socioculturale della metà del XX secolo avrebbe sicuramente aiutato meglio a contestualizzare certe visioni.
Grazie per le belle parole Nicola, assolutamente immeritate.