feb 24 2009

I Sillabari: sorpresa a teatro

Chiara

Amo il teatro, lo amo da sempre e quando posso me lo concedo volentieri. Di solito ogni anno riesco a vedermi diversi spettacoli di grande livello e ne faccio sempre tesoro, per le sensazioni, le riflessioni e le emozioni che mi regalano. Commedie, tragedie, teatro intimista o irriverente, non importa: è tutto sempre molto stimolante per me.
Qualche sera fa sono stata a vedere il grande Paolo Poli che – insieme ad un gruppo di giovani attori – ha recitato all’interno dell’opera “I Sillabari”, tratta dai libri di Goffredo Parise.
I Sillabari sono piccoli poemi di prosa scritti nella metà del XX secolo e ritrovano tutta la loro immediatezza in questo spettacolo insolito. La bravura di Poli è indiscussa, la forza ed il vigore della sua età matura ne fanno davvero un esempio di grande talento. Ciò non è bastato però per farmi apprezzare questo spettacolo, che si è discostato davvero troppo dai miei generi preferiti. Unica nota molto positiva l’incredibile numero di cambio di costumi, sempre particolari, nuovi ed estrosi, così come la disinvoltura di un Poli assolutamente a suo agio nell’impersonare diversi ruoli femminili.
Allora cosa non mi è piaciuto? Non mi sono piaciuti i ritmi troppo veloci, i monologhi fiume recitati con tono quasi monocorde e senza pausa alcuna e non mi ha entusiasmato l’essenza dello spettacolo, talmente surreale da risultare fastidiosa. Non discuto la bravura, quella c’era tutta, ma lo stile Sillabari di sicuro non fa per me.